La coppia in difficoltà può tornare insieme?

Attraverso la terapia di coppia il terapeuta può osservare in vivo le dinamiche emotive e comunicative di entrambi i membri e cercare di risolvere eventuali conflitti emersi nel tempo.
La forza primaria del percorso di coppia risiede nella capacità di accedere alle modalità in cui, in passato, si sono intrecciati i vissuti di due diverse personalità, portatrici ciascuna rispettivamente del proprio bagaglio di esperienze educative, culturali, relazionali oltre che di specifici modelli di attaccamento con le proprie figure genitoriali.
Talvolta, piuttosto che tentare di sciogliere dei “vecchi nodi”appartenenti al passato di ciascuno dei partner, è preferibile creare uno spazio di ascolto e di relazione che a sua tempo risulti funzionale per la coppia. Nel raggiungimento di questo obiettivo, diventa significativo far emergere all’interno della coppia la consapevolezza delle reciproche difficoltà relazionali e comunicative, oltre ad aiutare i membri a identificare gli schemi disfunzionali di pensiero, che risultano spesso terreno fertile alla nascita di incomprensioni caratteriali, scontri o atteggiamenti di chiusura emotiva.
La psicoeducazione di coppia dovrebbe fornire ai partner, ove e qualora ne fossero sprovvisti, informazioni basilari sulle caratteristiche di una relazione sana e ben funzionante.
Per il terapeuta ciò significa insegnare ad affrontare gli ostacoli e i problemi di ordine pratico che possono bloccare o distorcere la comunicazione coniugale, in primo luogo lavorando sulle emozioni e sugli errori di ragionamento che ciascun membro riporta all’interno del setting terapeutico.
Vi è poi la psicoeducazione alla comunicazione, il cui scopo è quello di aiutare la coppia ad accrescere l’empatia reciproca, nonché la capacità di sentirsi in sintonia con il coniuge nei vari aspetti inerenti la vita a due (ascolto e comprensione, fiducia e rispetto, condivisione di idee e sensazioni, intimità sessuale, ecc.). Infatti credo che, durante il percorso di coppia, un momento di grande maturazione sia legato alla capacità di guardare l’altro al di là di se stesso.

“Imparare a guardare l’altro nella coppia significa imparare a vedere se stessi”(Altomonte, 2016).
“Ogni familiare diventa risorsa per la crescita personale di se e dell’altro e, dall’altra parte, la crescita personale di ciascuno è obiettivo per se e per l’altro (Bellantoni, 2010).

La depressione è caratterizzata da un cambiamento nel modo di pensare, sentire e agire da parte delle persona che ne soffre. Ad esempio, uno studente bravo potrebbe arrivare a convincersi di non essere in grado di terminare gli studi; una madre affettuosa può cominciare a trascurare i figli oppure un intraprendente lavoratore perdere gran parte degli interessi verso la propria attività.
In quanto classificata come “Disturbo della sfera affettiva”, la caratteristica più evidente della depressione è l’abbassamento dell’umore accompagnato da atteggiamenti solitari, apatici, demotivati.
Il depresso tende ad essere pessimista riguardo a se stesso, al mondo circostante e verso il proprio futuro (la cosiddetta “triade cognitiva” di A. Beck, uno dei più importanti studiosi della depressione).
Infatti negli ultimi trent’anni vari ricercatori hanno scoperto che l’individuo sofferente di questa malattia manifesta una spiccata tendenza ad interpretare in modo inadeguato e disfunzionale molte situazioni che lo circondano e che il suo modo di pensare influenza lo stato d’animo in modo significativo. Pertanto chi è depresso avverte tristezza, malinconia ed ansia come stati emozionali ai quali spesso si associano sintomi fisici (disturbi psicosomatici).

Da ciò ne deriva che un metodo efficace per aiutare la persona con tale quadro sintomatico consiste nel portarla a “correggere” i suoi errori cognitivi verso un nuovo modo di pensare del tipo “qui ed ora”, anziché focalizzare l’attenzione verso il proprio passato e di conseguenza sull’umore depresso.
A tal proposito, la psicoterapia cognitivo-comportamentale considera che i pensieri e le convinzioni negative su di sé, sul mondo e sul futuro abbiano un’influenza significativa sia sull’esordio che sul mantenimento dei sintomi. Intervenire efficacemente sul disagio vuol dire principalmente agire sul funzionamento mentale che guida l’interpretazione degli eventi personali, oltre che sulla reazione dell’individuo ad essi.
Nel corso del trattamento, che generalmente è di tipo breve e focalizzato sui sintomi attuali, il paziente viene guidato a riconoscere la sopra citata triade cognitiva della depressione attraverso 3 fasi principali:

Valutazione del quadro sintomatico e presa di accordo circa il contratto terapeutico (strategie e tecniche previste dal trattamento, concordate tra terapeuta e paziente);
Esplorazione circa l’esordio e l’organizzazione del problema;
Insegnamento di strategie atte a neutralizzare i pensieri automatici negativi e le credenze disfunzionali (schemi), modificando di conseguenza anche lo stato d’animo e il comportamento conseguenti.

“Se dovessi iniziare a sentirti depresso, prova a ripensare a ciò che può aver scatenato questo stato d’animo. Potrebbe trattarsi di pensieri negativi riguardanti qualcosa che è accaduto di recente oppure nel tuo passato”.